Non è chiaro al momento quali “software russi” siano obbligatori e quali no; il governo si riserva il diritto di stilare una lista nei prossimi mesi coi decreti attuativi, ma intanto la mina è stata piazzata.

Formalmente, la volontà è di “aiutare le società IT russe a competere con le omologhe straniere risparmiando loro la necessità di scaricare software dopo l’acquisto di un nuovo dispositivo”, qualunque cosa ciò voglia dire. In pratica, il timore è che la mossa possa essere usata per piazzare backdoor di Stato e spiare gli utenti. E considerato le normative sempre più restrittive in materia di Internet e messaggistica del paese, non sorprende che si sia arrivati fino a questo punto.

Per mezzo di un portavoce, Apple ha già fatto sapere che un eventuale “obbligo di aggiungere app di terze parti nell’ecosistema Apple sarebbe equivalente ad un jailbreak. Costituirebbe una minaccia alla sicurezza, e la società non potrebbe tollerare mai questo tipo di rischio.” Il che, in altre parole, significherebbe l’uscita tout court dal mercato russo. Con quale impatto sull’umore degli azionisti, potete immaginarlo da voi.