Tanto per cominciare, si potrebbe intessere delle luci LED nella copertura delle casse, così da fornire un feedback visivo immediato per i gesti 3D, e magari mostrare dati tipo l’ora e la data del giorno, o altre informazioni pertinenti.

Per gesti 3D intendiamo movimenti della mano o del corpo che il nuovo HomePod dovrebbe potenzialmente decodificare; per esempio, sollevare la mano potrebbe equivalere a un gesto di sblocco del dispositivo, mentre portare la mano in avanti potrebbe essere interpretato come un play/pause per la riproduzione musicale.

Per quanto concerne il Face ID, l’idea è che HomePod possa identificare gli utenti nelle vicinanze utilizzando il riconoscimento facciale e altre tecnologie per misurare la distanza degli utenti dallo speaker. Ciò consentirebbe tra l’altro l’elaborazione personalizzata delle richieste, l’esistenza di profili utenti diversi sullo stesso HomePod e molte altre feature avveniristiche. Ma onestamente ci domandiamo: non avrebbe più senso lavorare ad un riconoscimento dell’utente in base alla biometria vocale? Dopotutto, uno smart speaker è mediamente posto a distanze superiori rispetto a quelle raggiungibili col Face ID.

Vedremo se le cose andranno realmente così. D’altro canto, è da due anni che si vocifera di un